Primo anniversario di Mons. Cornacchia

lunedì 20 febbraio 2017
News in Diocesi

Il Vicario generale don Raffaele Tatulli, il Clero, i Religiosi e tutta la Comunità diocesana formulano sinceri e filiali auguri al Vescovo Domenico, nel primo anniversario di episcopato in diocesi (20 febbraio 2016-2017). Insieme vogliamo camminare guidati dalla sua mite e saggia presenza in mezzo a noi. Il settimanale Luce e Vita (n.8 del 19 febbraio) lo ha intervistato:

L'importante è capire dov'è l'oriente
intervista a cura di Luca Mele

«Un bilancio complessivo.
 
Mancano pochi giorni al primo anniversario del mio insediamento come Vescovo (20 febbraio ’16 - ’17, ndr), se dovessi dare un voto a quest’anno darei un 10 con lode, non a me, ma a questa splendida comunità diocesana che mi ha accolto, ospitato e ha avuto comprensione e pazienza con me. Siamo riusciti ad alzarci dopo un periodo un po’ triste dovuto alla dipartita del Vescovo prima e del Vicario poi. Ho trovato un ambiente molto maturo, molto concentrato.
 
 
Punti di forza e di debolezza della nostra diocesi.
 
La nostra diocesi ha come punti di forza sicuramente la bellezza e la purezza di chi la compone, è una diocesi vivace; specie sul versante laicale, ho potuto personalmente appurare questa dote partecipando attivamente alla vita di ogni parrocchia della diocesi e confrontandomi con ogni parroco. La maturità nei fedeli e nel laicato è un altro punto di forza che mi ha colpito tanto. Se bisogna trovare un punto un po’ debole che va rinforzato è il sentirsi “comunione’’, lavorare insieme, in sinergia, c’è il rischio di curare ognuno il proprio orticello e quest’idea deve cedere il posto ad un modo di lavorare e vivere più coeso, esaltando ciò che unisce e non ciò che divide.
 
 
Famiglia: oggetto o soggetto pastorale?
 
La famiglia è soggetto pastorale, come anche Papa Francesco sostiene; grazie a Dio la famiglia da noi è ancora un organismo sano, quando presiedo delle liturgie è molto facile vedere le famiglie al completo, magari con i bambini addormentati fra le braccia dei genitori e questa è un’immagine bellissima. La famiglia è protagonista di una visione evolutiva del messaggio evangelico ed ecclesiale. La famiglia è benedetta dal Signore e ha un ruolo fondamentale nella vita di ogni essere umano. La prima lettera pastorale che ho consegnato alla comunità è proprio sul tema della famiglia che dev’essere il primo interlocutore. In molte parrocchie c’è un “Gruppo famiglia’’ ed è essenziale che la famiglia venga preparata e soprattutto accompagnata in un percorso di fede e di vita che deve avere come obbiettivo quello di crescere. Bisogna soltanto accelerare un po’, frequentare più le comunità, i gruppi, uscire dalla propria solitudine perché lo scambio è come passare attraverso un crogiuolo che purifica e ti restitui-sce il metallo prezioso più splendente.
 
 
Come rendere la proposta cristiana più a misura di giovane?
 
Ci sarebbe molto da fare con i giovani; loro vanno amati, accompagnati, compresi, ascoltati, incoraggiati sia dalla famiglia sia dai padri spirituali, da noi preti che dobbiamo fare in modo che non si sentano soli. La solitudine è una brutta cosa, dobbiamo essere presenti nel loro mondo, nei loro problemi, nei loro timori , nelle loro gioie e nelle loro sconfitte. Vorrei dire ai giovani di non aver paura, di riconoscere che forse anche loro possono aver perso un po’ del loro tempo prezioso, l’importante non è non cadere ma rialzarsi, capire dov’è l’oriente, dov’è il punto da dove viene la luce. Non scoraggiatevi, la Chiesa vi aspetta e sta dimostrando in molti modi che sta uscendo dal tempio e si sta rimboccando le maniche come dice e vuole Papa Francesco. Questa è la Diocesi che ha avuto grandi pastori come don Tonino Bello, ed io mi sento emozionato di avere la responsabilità di calcare le impronte lasciate da questo grande uomo. Non bisogna solo parlare di don Tonino, ma bisogna imitarlo, seguire le sue idee e i suoi modi di intendere la vita, per far sì che il bene possa crescere e non cadere nel dimenticatoio.
 
Come valuta le esperienze all’estero come la GMG in Polonia e il viaggio in U.S.A.?
 
Ringrazio la provvidenza per aver potuto vivere la seconda Gmg dopo quella di Madrid. È stata un’esperienza entusiasmante, c’è qualcosa di trascendente in quest’esperienza, non è solo opera umana vedere migliaia di persone e di giovani in cammino e vedere file interminabili dinanzi ai confessionali. Mi auguro che questi echi possano ridondare nella nostra diocesi, come sollecitazione ad avere fiducia, a non demordere e non arrendersi. I giovani devono sentirsi dei protagonisti, non degli assistiti né della famiglia, né della Chiesa, né della società; cominciate dal poco, da oggi, cominciate con grande entusiasmo e qualcosa di buono si costrui-sce sempre. Circa l’esperienza degli Stati Uniti posso dire che ho trovato una fede viva, un attaccamento alle tradizioni e soprattutto un attaccamento alla nostra terra. Questa visita pastorale mi ha mostrato gente commossa, questo è stato un nuovo punto di partenza, oggigiorno il tempo è più dello spazio, volere è potere nonostante le distanze. L’esperienza americana è stata racchiusa in quest’incontro tra queste due realtà che si sono desiderate, amate, incontrate e insieme vogliono ripartire per mandare un messaggio di fede e di speranza.
 
 
Un augurio
 
Spegnendo la prima candelina in questa diocesi, mi auguro che tutti a partire da me cominciamo ad affondare il vomero nel solco della nostra storia. L’efficienza è importante, ma dobbiamo anche puntare all’efficacia di ciò che facciamo dunque d’ora in poi mi auguro di fare non di più, ma di fare meglio. Ciascuno faccia il proprio dovere con amore. Bisogna sempre rialzarsi e rimettersi in cammino.»
 
Fonte: diocesimolfetta.it

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